A grande richesta

8 novembre 2010

Università

… tornano gli sproloqui filosofici del sottoscritto. Oggi si parla di università.

Non c’è giorno che non vengano insultati i politici perché tagliano i fondi alla ricerca. La maggior parte delle volte che vedi un orda di studenti malvestiti e maleodoranti girare per la tua città con cartelloni e fischietti puoi star sicuro che la questione ha qualcosa a che fare coi fondi alla ricerca. Ebbene, vediamo di cosa si parla, dal punto di vista di uno che l’università l’ha vissuta e la vive ogni giorno.

Il mio coinquilino fa il muratore. Non ho mai conosciuto persona più umile, socievole, e cordiale di lui. Ma soprattutto lui sa fare un casino di cose. La casa in cui viviamo cade a pezzi e lui ripara tutto. In una persona sola abbiamo un elettricista, un idraulico, un cuoco e un muratore. Solo vivendo con lui per 3 mesi ho già risparmiato milioni di euro per i servizi che offre gratis. Ebbene, questa persona ha lasciato il suo lavoro (muratore) per iniziare a studiare all’università.

Perché? Gli interessano le equazioni alle derivate parziali? Mi immagino la faccia del poveretto quando vedrà la sua prima dimostrazione di esistenza e unicità per la soluzione di un’equazione differenziale alla lavagna. Immagino dentro di lui emergere il pensiero: “ma sta roba a che cazzo serve?”. Generazioni di ingegneri devono imparare a memoria quella e altre dimostrazioni per dimostrare di essere capaci a fare le tipiche cose che fanno ingegneri: rotolare nel fango e disegnare sghiribizzi con qualche sofisticato programma scritto da matematici. Ebbene, tutta questa inutilità è nulla comparata alla ricerca.

Come funziona? La parola chiave è “pubblicazioni”. Non avendo l’università un “capo”, e neanche un “manager”, l’unico, solo e indiscutibile criterio col quale vengono giudicati gli scienziati sono le pubblicazioni. Ci sono due criteri che vengono presi in considerazione nel giudizio delle pubblicazioni: il numero e la rilevanza del journal su cui sono pubblicate. Badate bene: tra questi criteri non è inclusa la qualità effettiva della ricerca svolta.

La realtà è che i ricercatori (dai professori ai dottorandi) sono incentivati non a fare ricerca seria, ma a scrivere il più possibile, senza distinzioni. Questo porta a scrivere  valanghe di articoli tutti uguali in cui si cambia qualche virgola e che vengono spediti a più giornali. Inoltre, chi decide cosa viene pubblicato sono i professori stessi, che sono anche editori delle riviste: quindi se si ha un network  decente qualsiasi stronzata può venire pubblicata (parlo per esperienza: ho recentemente pubblicato un articolo scritto in 2 settimane che non ha nessun senso, ma il mio prof mi ha chiesto di scrivere per farsi bello coi suoi amici). Quindi, perlomeno in ambito matematico, uno trova centinaia di articoli che dicono tutti la stesa cosa (introduction) seguita, a volte, da un pizzico di novità.

Ma questo è il meno: questo mondo è totalmente disorganizzato. L’unico modo per acquisire conoscenze sono i paper. Va da se che i paper sulla diffusione frazionaria non sono pubblicati tutti sul “giornale della diffusione frazionaria”, ma su qualsiasi rivista planetaria (ce ne sono migliaia solo per matematica). Infatti la maggior parte del tempo che uno impiega a fare “ricerca” viene utilizzata per cercare informazioni in questo labirinto assurdo, non per produrre conoscenza. In sostanza, il processo è del tutto inefficiente.

Inoltre, non essendo il merito monetario proporzionato alla rilevanza del soggetto della ricerca, centinaia di professori scelgono di ricercare cose totalmente inutili e triviali. Non scherzo quando affermo che più del 95% della ricerca matematica fatta all’università non ha e non avrà mai alcuna applicazione pratica. Migliaia di persone vengono pagate (e alcune lavorano anche sodo!) per perdere la vita e la sanità mentale per scoprire cazzate inutili e triviali.

Io penso che si debba porre un limite a questo spreco assurdo di denaro pubblico. Prima di tutto, dando MENO soldi alla ricerca. Meno, ma bene: raddoppiare tutti gli stipendi (soprattutto quelli dei dottorandi), e creare regole per licenziare professori che non fanno un cazzo (e ce ne sono parecchi). Oggi vengono educati molti più dottorandi di quelli di cui ce ne sia effettivo bisogno. Decimare questo numero, risparmiando molti quattrini e salvando la sanita mentale di migliaia di giovani. In realtà bisognerebbe decimare il numero di studenti universitari. Mettere esami d’ingresso durissimi e compensarli con una borsa di studio. Alzare di brutto il livello degli studi.

Cosi che il mio povero coinquilino per essere capocantiere non debba studiarsi le equazioni alle derivate parziali.

2 Risposte to “A grande richesta”

  1. free detto

    Appena ho tempo ti rispondo

  2. Sandro detto

    Come free!!

    Sei decisamente troppo disfattista! Non nego che in alcuni casi quanto tu dici sia vero, ma le cose non funzionano sempre cosi’!

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